Ruby House

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Arco degli Acetari

Arco degli Acetari

Quando si pensa a Roma, l’immaginario collettivo corre subito all’antichità classica, ai resti dell’Impero e ai fasti rinascimentali.
Eppure, la città eterna custodisce anche preziose testimonianze del suo passato medievale, spesso nascoste tra le pieghe del tessuto urbano.
Uno degli esempi più suggestivi è senza dubbio il cortile racchiuso dall’Arco degli Acetari, un luogo intimo e silenzioso dove il tempo sembra essersi arrestato.

Nel cuore pulsante del centro storico, a pochi passi da Piazza Navona e non lontano dal vivace Campo de’ Fiori, si cela questo piccolo gioiello architettonico.
L’Arco degli Acetari è diventato nel tempo una meta molto amata sia dai romani sia dai visitatori curiosi, attratti dal suo fascino discreto e dall’atmosfera quasi fiabesca che lo avvolge.
Nonostante la sua posizione centrale, il complesso conserva un’aura di mistero proprio perché non si affaccia direttamente sulla strada: per raggiungerlo è necessario oltrepassare il civico 19 di via del Pellegrino e inoltrarsi all’interno degli edifici, come se si varcasse una soglia segreta.

Una volta entrati, si apre alla vista un cortile che restituisce un’immagine autentica della Roma medievale.
Le scalette esterne in muratura, tipiche delle abitazioni dell’epoca, si intrecciano con archi, ballatoi e finestre irregolari; gli intonaci dai toni caldi dell’ocra e del mattone raccontano secoli di vita quotidiana, mentre piante rampicanti, vasi di fiori e tracce di verde contribuiscono a creare un’armonia perfetta tra natura e architettura.
Il risultato è uno spazio raccolto, quasi sospeso, che invita alla contemplazione e al silenzio.

L’origine del nome “Acetari” non è del tutto certa, ma l’ipotesi più accreditata lo fa derivare dal termine “Acquacetosari”, poi abbreviato in “Acetosari”. Con questa denominazione si indicavano i venditori di Acqua Acetosa, una bevanda molto diffusa in passato, apprezzata per le sue presunte proprietà terapeutiche.
È probabile che tale acqua venisse commercializzata proprio in questa zona, in particolare nel vicino mercato di Campo de’ Fiori, che per secoli ha rappresentato uno dei principali centri di scambio della città.

L’Acqua Acetosa, caratterizzata da una componente leggermente acidula, era considerata benefica per numerosi disturbi.
La sua fama è testimoniata anche da importanti interventi monumentali: Papa Paolo V Borghese fece infatti realizzare una fontana nei pressi della sorgente a Tor di Quinto, arricchita da una lapide che ne esaltava le virtù curative.
L’iscrizione latina recita: RENIBVS ET STOMACHO SPLENI IECORIQVE MEDETVR MILLE MALIS PRODEST ISTA SALVBRIS AQVA, sottolineando come quest’acqua fosse ritenuta utile per reni, stomaco, milza, fegato e per “mille altri mali”.

Anche Papa Alessandro VII Chigi nutrì una particolare ammirazione per l’Acqua Acetosa, tanto da commissionare una monumentale esedra in travertino, impreziosita dallo stemma della famiglia Chigi con le celebri sei cime e la stella.
L’opera, progettata da Andrea Scacchi e Maracantonio De Rossi, è stata talvolta attribuita erroneamente al Bernini, a dimostrazione di quanto il prestigio di questo luogo abbia alimentato, nel tempo, miti e suggestioni.

L’Arco degli Acetari resta oggi una delle testimonianze più affascinanti della Roma meno conosciuta: un angolo nascosto che racconta storie di vita medievale, di commerci, di credenze popolari e di una città stratificata, capace ancora di sorprendere chi ha voglia di guardare oltre i percorsi più battuti.

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